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Ero seduto sotto un ombrellone,
solo, immerso nei miei studi di matematica,
con un caldo infuocato.
Ogni tanto un sorso d'acqua,
ormai calda.
Il luccichio delle onde
rifletteva i raggi di uno rovente sole,
quando all'improvviso
mi sei apparsa di lato.
Hai buttato l'asciugamano a terra
e ci sei saltata sopra:
sembrava che danzassi,
che ridere... ti scottavi!
Mi sono alzato di scatto
e ti ho invitata a venire
sotto il mio ombrellone.
Un attimo...
e il tuo sguardo
mi ha zittito il mondo.
In quel silenzio improvviso
il frastuono della spiaggia è svanito.
Sei entrata sotto la mia ombra,
portando con te il profumo della salsedine
e la freschezza di un vento che non c'era.
Hai guardato i miei fogli spiegazzati,
pieni di numeri e di logica
e hai sorriso di quella fatica
sotto il sole di un caldo Agosto.
Con un dito hai sfiorato una formula,
come a volerle dare un senso nuovo.
La matematica non aveva più risposte.
L'unica geometria perfetta
era la linea del tuo viso,
l'unico calcolo esatto
era il tempo fermatosi per noi due.
Non servivano grandi parole.
Ci siamo divisi quell'acqua ormai calda,
che in quel momento aveva il sapore del brindisi più dolce.
Fuori il sole continuava a bruciare,
ma lì sotto, in un metro quadro di ombra,
avevamo appena inventato l'infinito…
Lasciai che i numeri scivolassero via, avevo studiato per anni le leggi dell'universo, senza sapere che l'infinito non era un calcolo astratto, ma la traiettoria invisibile che aveva portato i tuoi passi fino a me…